Presentazione libro in Fortezza

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Ebbene sì, sulle mura dell’antica Fortezza Vecchia di Livorno uno spettatore curioso è già lì che aspetta, in prima fila. Gli hanno detto che venerdì 27 agosto, alle 21,30, Sergio Consani presenterà il suo ultimo romanzo “Dieci modi per morire”. Il gabbiano solitario non ha alcuna intenzione di uccidersi gettandosi dalle mura altissime: gli è venuto in mente che può volare. Vuole solo vedere in faccia l’autore di questo libro il cui sottotitolo dice ironicamente che è un manuale del suicidio imperfetto. Sarà pure così, ma è una storia che cattura l’anima, qualche volta fa piangere, altre volte fa sorridere. Il gabbiano chiamerà a raccolta i suoi amici e li obbligherà ad ascoltare cosa avrà da dire di tanto importante l’autore sul suo libro. Mah! Forse parlerà di questo personaggio che tenta di suicidarsi e ogni volta trova un motivo per lasciar perdere e provare un nuovo modo; forse dirà che il personaggio principale incontrerà un uomo che diverrà un grande amico e le loro vite s’intrecceranno nel bene e nel male; forse darà speranza a chi non ce l’ha; forse… va be’… aspettiamo venerdì e così ascolteremo con le proprie orecchie…

Guglielmo il saggio

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La realtà non è altro che un sogno.

Lo diceva sempre Guglielmo, uno che è vissuto a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento. O meglio, più che a cavallo sarebbe meglio dire a piedi, visto che lontano nel tempo suonava la tromba nei Bersaglieri. Era mio nonno, l’unico che non ho conosciuto, perché lui è morto quando mio padre aveva solo quattordici anni. Fu catturato dal nemico e messo in galera, con una sola opzione: la morte per fucilazione. Poi, chissà per quali motivi a me sconosciuti, pare fosse stato rilasciato, ma morì qualche mese dopo per una strana malattia. Mio padre mi raccontava di lui quelle poche cose che si ricordava, e uno dei pregi di mio nonno – a detta del figlio – sembra fosse la saggezza, una saggezza mai evolutasi a causa della morte prematura. Ogni tanto Guglielmo, a tavola o quando la famiglia era riunita la sera alla luce di qualche candela, elargiva qualche buon consiglio o regalava pillole di saggezza. Una era che diceva sempre che la realtà è un sogno. Io, che forse non sono saggio come lui, avrei detto che forse è il sogno che spesso assomiglia alla realtà, invece, a conti fatti, aveva ragione lui. Sì, è meglio pensarla così, perché in un mondo di merda come quello attuale – fatta eccezione per qualche caso di bontà, di altruismo, ecc. – è difficile credere che siano una realtà le ingiustizie sociali e politiche, gli stupri, i cinesi che immettono sul mercato ogni genere di schifezza, Bossi che vuole Miss Padania, Berlusconi che è sempre indagato e in galera non ci va mai, Stalin che proibiva di vedere i film americani quando lui se li faceva proiettare in una saletta privata, le donne col burqa, i ragazzi che rovinano i muri e le statue con le bombolette di vernice, il marito che ammazza la moglie, la moglie che ammazza il marito, i figli che ammazzano i genitori, le ragazze che si prostituiscono per una ricarica telefonica, i motorini smarmittati, i ragazzi che sull’autobus non cedono mai il posto quando sale un anziano. Potrei andare avanti all’infinito, ma non ho né voglia né tempo. E per fortuna che tutto questo è solo un sogno, altrimenti sarebbe davvero dura sopravvivere in questa pattumiera sospesa nell’Universo.

 

Trito e ritrito

 

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Si parla tutti di amore, tutti, anche chi non riesce a dedicare un po’ di tempo a se stesso, anche chi non riesce a fissarlo con parole scritte, anche chi non ama. E parlare di amore suona un po’ retorico, ha un sapore di luoghi comuni e di pensieri triti e ritriti. Eppure tutti parlano d’amore. Soprattutto di bisogno d’amore. Ecco, forse il concetto è proprio questo: bisogno di essere amati piuttosto che di amare. Si cerca la persona che ci voglia bene, che ci faccia star bene. E noi? Noi che facciamo? Ci lasciamo amare spesso senza considerare il bisogno dell’altro, anche perché essere amati è più facile che amare. E non solo in una coppia, ma nei rapporti tra genitori e figli, tra fratelli e sorelle, tra amici. Amori diversi, di intensità diversa, al centro dei quali in ogni caso c’è il battito del cuore, le pulsazioni delle vene. Difficile amare nella coppia, complicato, a volte stressante, faticoso. Basterebbe qualche piccolo trucco, uno dei quali è il più semplice del mondo: dare se stessi. Già, ma come fidarsi della persona che ti sta accanto? Come mettere a nudo la nostra pelle e renderci vulnerabili quando basterebbe un piccolo tocco maldestro sulla carne viva per provare un dolore atroce? Mettersi a nudo significa mostrare il nostro spirito, o meglio, la nostra anima, e regalarla senza disfarsene. L’anima è nostra, la forgiamo noi, te la regalo ma… come un anello di fidanzamento se mi lasci me la rendi. Ma non c’è cosa più bella di fidarsi di chi ti ama e di chi ami, la tua generosità viene ripagata, anche se, alla fine, tutto crolla e tutto si spegne. Ho regalato qualche volta la mia anima e me la sono ripresa indietro. Ho regalato l’anima ai miei figli, ma loro ancora ce l’hanno, qualsiasi cosa succeda. Morirò un giorno, e la mia anima è loro, per sempre, anche se non li vedo. E li amo, incondizionatamente. Qualche donna l’ho amata davvero, parecchie di loro non si sono meritate la mia anima, altre, pochissime, quasi niente, ne hanno conservata un pezzetto. E gliela lascio volentieri.

Gaia Scienza e la Notte Bianca

 

Sabato 31 luglio, in occasione della Notte Bianca di Livorno, la Gaia Scienza presenta un incontro tra il pubblico e alcuni scrittori livornesi. Ci sarò anch’io, a parlare del mio ultimo romanzo “Dieci modi per morire”. Le presentazioni inizieranno alle 22 e, poiché la notte è lunga e ci sono tante cose da fare e da vedere, vi invito a fare un salto in questa accogliente libreria nel centro della città, in Via di Franco. Venite, riempitevi di un po’ di cultura e poi andatevene a spasso, a sentire musica, a fare shopping, a passeggiare. Insomma, fate quello che vi pare, ma non lasciate… in bianco la Notte Bianca! Uscite e divertitevi.

Semplicemente me stesso

Un concerto. Un concerto di emozioni, là dove le note, armonia e pelli risonanti accarezzano pareti e pubblico. La musica unisce, ha un linguaggio universale, la musica commuove e fa sorridere l’anima. Fondo le mie mani con le parole dei libri che scrivo, percuoto tamburi figli lontani di tronchi d’albero scavati da uomini che hanno inventato il suono e il ritmo. Chiudo gli occhi, sento la voce che improvvisa, il contrabbasso che le dà ritmo, il pianoforte che accompagna e sostiene. Amo la fusione degli strumenti, il silenzio di chi ascolta, le luci che abbagliano. Amo le parole che scrivo perché musica e parole sono fatte l’una per l’altra.

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Jazz alla Fortezza Vecchia di Livorno

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Domenica 18 luglio, alle 21,30, il Jazzin’ in Blue Jeans Quartet suonerà alla Fortezza Vecchia nell’area della Canaviglia. Un ambiente suggestivo, adatto per un concerto jazz. Questa la formazione del gruppo: Anna Rubini, vocalist; Max Fantolini, piano; Giulio Boschi, contrabbasso; Sergio Consani, batteria. L’ingresso è di € 5, e per i soci Coop è gratuito. Vi aspettiamo.

La notte dei serpenti

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La notte, i serpenti del passato, viscidi e sfrontati, s’insinuano tra le coperte come se il letto fosse il loro covo. Ho provato a cacciarli, a stritolarli, a togliergli il veleno, ad annodarli, a gettarli dalla finestra. Inutile. Si sono affezionati a me, come cuccioli indifesi in cerca di calore e di comprensione. I ricordi, i cattivi ricordi sono gocce al curaro, dannose per l’anima che non ha mai l’antidoto giusto. I bei ricordi potrebbero essere l’antidoto, ma sono topolini troppo appetitosi per quei serpenti sempre affamati. I piatti della bilancia non hanno lo stesso peso: il bello vince sul brutto, il bene è più forte del male, l’onestà sovrasta la scorrettezza. Eppure non c’è di che vantarsene. Un uomo giusto che compie all’improvviso qualcosa di sbagliato viene additato e messo alla gogna; un uomo immorale e corrotto, che per un attimo si redime, è un eroe. Già… il figliol prodigo insegna. Il cuore batte all’impazzata al pensiero di una bimba, sangue del mio sangue, donna futura, madre futura, nonna futura. Il suo sangue scorre nelle mie vene come lava incandescente, i ricordi s’intrecciano, tra lacrime e sorrisi, tra canzoni urlate su un vecchio scooter e i suoi occhi che sprizzano orgoglio. Orgoglio che ferisce, orgoglio che non paga, che non paga mai, neanche dopo la morte. I ricordi abbagliano la mente, il denaro devasta gli animi nobili, l’anarchia insegna ad essere liberi, l’ignoranza demolisce ogni cosa, l’orgoglio ti fa pentire di non essere sensibile. Può essere tardi. Ricordalo, può essere tardi, anche tra un minuto. È il presente che cancella l’ignoranza, la superbia e l’illusione di essere sempre dalla parte della ragione.

Corso di scrittura e sceneggiatura a Pontedera

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Il 6 luglio 2010 inizia il corso di scrittura creativa e sceneggiatura a Pontedera. Sarò io a guidare per 12 lezioni tutti coloro che saranno presenti a questa nuova esperienza. Pontedera è una città aperta e moderna, piena di gente che ama l’arte e la cultura. Un terreno fertile, insomma. Le lezioni saranno settimanali, ogni martedì, dalle 21 alle 23, e sarà il Centro Poliedro in Piazza Berlinguer a ospitarci. Per informazioni potete scrivere direttamente a sergioconsani@alice.it oppure a centropoliedro@gmail.com o telefonando allo 0587/52652. Ecco ciò che dice la locandina: Lo scopo di questo corso è di intraprendere un viaggio nel mondo della creatività usando come strumento la scrittura. Un cammino che permette di affrontare la creazione letteraria e le tecniche della sceneggiatura teatrale e cinematografica attraverso un percorso stabilito, dall’idea al soggetto, dalla struttura della storia alla caratterizzazione dei personaggi. Tutti gli amanti della scrittura, anche i principianti, troveranno il modo per realizzare le proprie idee dopo aver acquisito le giuste nozioni.

Una pagina del mio romanzo “Dieci modi per morire”

 

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Vi regalo una pagina del mio libro:

Vado in un negozio di ferramenta, niente di più semplice. Entro e chiedo della corda robusta. Anzi, prima guardo, mi faccio un’idea, voglio fidarmi di me stesso per primo, la scelgo con gli occhi e con il tatto. Poi ne compro… quanti metri ne compro? Cinque, sei metri? No, troppo corta. Diciamo dieci. E se poi l’altezza del… no, ne compro quindici metri, per sicurezza. Mica posso chiederlo al commesso quanta me ne serve. Comunque meglio abbondare.

Mi chiudo in casa. Questa volta nessun rumore spaventerebbe i bambini di sopra. Per quanto riguarda poi il fatto che i nuovi inquilini del mio appartamento avrebbero trovato la mia anima in giro per i corridoi… be’, cazzi loro! Tanto io non avrei dato loro fastidio o tirato le lenzuola durante la notte. Per di più sarei dovuto finire dritto all’inferno, perché per i suicidi non c’erano che le fiamme immediate, quindi i miei “successori” potevano dormire sonni tranquilli.

Dunque chiudo bene la porta d’ingresso, a mandate e con il lucchetto, a scanso di visite inaspettate. Improbabili ma sempre possibili. Vado… dove vado? Dove cazzo la faccio passare la corda? Attraverso cosa? L’attacco a quel lampadario che viene giù se ci sputi sopra? Al tubo della doccia?

Calma. Il lampadario di solito è fissato ad un gancio robusto fissato a sua volta nel soffitto, dove c’è il cemento. Insomma, se uno ci mette un lampadario di ottone pesantissimo, il gancio regge eccome.

Ma io non sono un lampadario e non peso come un lampadario.