La parola “fine”

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Ora posso dirlo: ho finito di scrivere il mio ultimo romanzo. E quando si porta a termine qualcosa, ti investe una sensazione di vuoto. Solitudine, nostalgia. Credo valga per ogni cosa, non solo quando le tue dita digitano la parola “fine” sull’ultima pagina di una creatura partorita dalla tua mente. Un disegno, un progetto, un trasloco, un viaggio… alla fine percepisci sempre la mancanza di qualcosa. Ho scritto per giorni e giorni senza mai staccare gli occhi dal monitor, sono entrato nella psiche dei personaggi, vivevo e mangiavo con loro. La notte inventavo dialoghi, la mattina riprendevo a scrivere. Ora mi sento sazio e nello stesso tempo mi è presa una nuova fame. Che non so che tipo di fame sia. Iniziare subito a scriverne un altro? No, non è questa la fame, almeno non ora. Allora cos’è? La parola “fine” mi lascia sempre confuso, perché è un vocabolo che ho sempre odiato; se c’è una fine per qualcosa, c’è sempre un inizio, penso io. E allora questa è la ragione per cui sull’ultima pagina non ho scritto solo “fine”, bensì “fine del principio”. La storia mi permette di farlo.

Estate

Pigrizia, voglia di sdraiarsi su una spiaggia e non pensare a niente. Sognare magari isole lontane, Caraibi, Hawaii, Galapagos, Tonga. Ma l’odore del mare, anche se sei lì, agli scogli dell’Accademia di Livorno, ti prende lo stesso. Chiudi gli occhi e il mare è sempre quello. Il rumore delle onde è uguale qui come a Salerno, a Riccione o alle Bermuda. E per sognare bastano solo gli odori e i rumori. E cosa sogni? Soldi? Amore? Una casa? Un uomo? Una donna? Un pezzo di pane? Lasciati andare. Nei sogni puoi avere quello che vuoi, puoi realizzare tutti i tuoi desideri. Ma desidera qualcosa che puoi avere, qualcosa che un giorno sai che puoi raggiungere. Lotta per averlo, combatti contro chi ti vuole mettere i bastoni fra le ruote. Sogna, chiudi gli occhi e sogna. Goditi il calore del sole e se hai qualcuno accanto fagli un bel sorriso. Se sei solo, pensa che quel sogno che stai facendo lì in riva al mare tra un po’ il vento lo porterà lontano, lo farà scivolare sul pelo dell’acqua, fino a raggiungere quello che volevi. Sii paziente, e sogna con criterio.

Musica e parole

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Già… musica e parole. La mia decisione presa qualche anno fa di smettere di suonare professionalmente e lasciata a qualche altro batterista (che non aspettava altro!) l’opportunità di suonare con Morricone, Piovani, Bacalov, Donaggio, De Sica, e compagnia bella, è stata rimpiazzata dalla voglia di scrivere. Quindi… dalla musica alle parole. Ma la musica fa parte di te, non puoi né rinnegarla né dimenticarla. Per questo, qui a Livorno, ho formato un gruppo jazz (potete vederlo nell’album fotografico), “Jazzin’ in Blue Jeans”, con il quale ho provato per alcuni mesi, mettendo su un repertorio di standard jazz. Ora siamo pronti. Anna Rubini, vocalist; Massimiliano Fantolini, piano; Stefano Del Bono, contrabbasso; ed io alla batteria. Bene, adesso ci manca il debutto, che non sarà facile, per una semplice ragione: i locali dove si può suonare jazz sono rari come i quadrifogli. Questo post potrà servire anche a pubblicizzare il nostro gruppo, e il che non guasta. Forza, gestori di locali, fatevi sotto se avete coraggio!

E se volete ascoltare un grande della musica, premete Play e sentirete Miles Davis con la sua tromba in ‘Round Midnight. Un pezzo che suoniamo anche noi, e Annamaria lo canta come se fosse uno strumento…

Esiste davvero questo Karma?

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Prendo spunto da un commento di Linda. Di solito sono i buddisti a credere al karma, alla possibilità di una reincarnazione per evolvere il proprio spirito, fino a raggiungere l’apice di una scala che nessuno sa dove porta. Ma nessuno può sapere con certezza cosa ci sarà “dopo”. Chi è dogmatico non ha il senso della realtà né di quante possibilità ci potrebbero essere una volta che lasceremo questo nostro mondo. Possiamo solo teorizzare, immaginare, cercare, pensare: ma non avremo mai la certezza dell’esistenza di Dio, della reincarnzione, del buio, del nulla, se non poi. E’ vero che ci sono persone che hanno vissuto alcune esperienze attraverso le quali “hanno visto” qualcosa, e si sentono perciò in diritto di raccontarcele e di spronarci a credere alle loro parole. Istintivamente credo in altre vite, istintivamente credo in incontri difficili da immaginare casuali, istintivamente credo a quegli sguardi attraverso i quali leggi un passato che ti appartiene. E allora capisci che con quella persona devi concludere o portare avanti un cammino iniziato precedentemente. Ma sono solo sensazioni o c’è davvero una verità sconosciuta che per noi è impossibile da decifrare? Mi piacerebbe molto essere sicuro di quello che dico, invece dubbi atroci mi impongono di continuare a cercare piuttosto che dire “è così e basta”.

Confesso che ho vissuto

Se proprio vogliamo dirla alla Pablo Neruda, confesso che ho vissuto. E vivrò ancora, di sicuro. Lo dico soprattutto a coloro che, infilandosi in questo blog, magari di venti anni più giovani di me, ritengono che la vita sia una fregatura, che sono stanchi di vivere e che non vale la pena di affrontare gli ostacoli che ci vengono posti davanti, lungo tutto il percorso che ci porterà solo e decisamente (ma non definitivamente) verso quella che noi chiamiamo morte. La Morte ha l’odore di muffa, di stantìo, ha il sapore amaro della paura, suona una musica tetra, la senti vibrare ma non riesci a individuarla. Cancelliamo dalla mente il concetto di morte con la falce e che indossa un mantello nero e guardiamola come parte della vita che sarà: questo ci farà vivere meglio qui. La vita è rispetto per noi stessi e per gli altri, e tutto ciò che di negativo incontriamo, per chi ci vuole credere, è solo il nostro karma. Un pensiero condivisibile o meno. In ogni caso, all’inizio, ho detto che ho vissuto. Sì, ho vissuto e non smetterò di farlo. I miei 57 anni sono solo una parte della mia vita, e combatterò fino a che il mio corpo non mi dirà che è ora di lasciarsi andare, di pensare che la nostra parentesi terrena è finita e che ne inizia un’altra, non so dove, ma di sicuro ci sarà un altro inizio. Mi guardo l’anima, so di avere commesso migliaia di errori, ma forse, se mi soffermo a pensarci, ho seguito più io i dieci comandamenti di quanto non abbiano fatto altri che si ritengono presuntuosamente figli di Dio. Forse il mio difetto maggiore è quello di dire sempre quello che penso, a chiunque. L’ho fatto con le mie donne passate, i miei genitori, la mia casa editrice, il direttore del giornale, il vicino, l’amico: non sempre paga. Solo le persone intelligenti accettano, le altre le elimino dalla mia mente.

Mai come adesso il vostro aiuto, bloggers.

Sì, è così, mai come adesso ho bisogno di voi. Dopo la diatriba con la mia casa editrice, risoltasi con un “nulla di fatto”, dovrò tenere fede al mio contratto, sempre che anche loro lo facciano. Per non rischiare di essere querelato, devo andarci cauto con le mie esternazioni, per cui questo mio romanzo “La figlia della Notte”, ha bisogno di essere pubblicizzato attraverso un bel passaparola. Se non fossi sicuro che questo romanzo vale (anche a detta di molti lettori e della critica locale), non starei qui a perdere tempo o a far perdere tempo a voi. Perciò vi invito a rivolgervi alle librerie della vostra città e ordinarlo se non lo avessero (come è probabile). Oppure ordinarlo alla casa editrice stessa: www.sbcedizioni.it Naturalmente, visto che sul mio blog c’è anche la mia email, nel caso non foste soddisfatti, potete scrivermi e dirmene di tutti i colori! E poi, scrittori che hanno il mio stesso problema, fate un giro su questo blog, scambiamoci opinioni, e soprattutto pubblicizzate anche il vostro libro qui da me. Se voi dato una mano a me mi sembra giusto che anch’io la dia a voi. Possibile che il blog sia rimasto uno dei pochi mezzi per far conoscere gli scrittori e i poeti? Le vostre parole e i vostri commenti sono ovviamente graditi…

Alla Fiera del Libro di Torino…

8 maggio, giorno di apertura alla Fiera del Libro di Torino. Devo essere sincero: mi aspettavo di più, molto di più per quello che può rappresentare una Fiera così importante. Intanto l’organizzazione interna non era così impeccabile, il programma della giornata non era facile a trovarsi e c’erano pochi punti in cui si potevano avere notizie di ciò che stava succedendo. Poi le presentazioni dei libri fatte da alcuni autori erano contornate dalla confusione della gente numerosa che passava da lì, o dalla musica di alcuni musicisti a pochi passi dall’autore che tentava di farsi sentire. Insomma, c’era molta confusione e nonostante le varie telecamere Rai o Mediaset o di altre emittenti facessero apparire in Tv la bellezza del luogo e l’organizzazione immeccabile, chi si è trovato lì ha dovuto constatare che certe manifestazioni importanti sono sempre un po’ troppo all’italiana. Cioè manca sempre qualcosa per essere ai livelli di altre nazioni. Poi… da qui in poi sono stato costretto a censurare, cioè a togliere ciò che avevo detto di una casa editrice che, non avendo risposto direttamente sul blog – e quindi era come se parlassi degli assenti senza diritto di replica – mi ha fatto le sue rimostranze direttamente via email. Una brutta storia.

Ma cosa avete fatto in questi giorni e…

Ma cosa avete fatto in questi giorni e cosa non avreste voluto fare? Ponti, feste, riposo, traffico, file chilometriche. Ce n’è per tutti i gusti. Io, così, tanto per la cronaca, sono ripartito da Roma verso Livorno il primo maggio e… non l’avessi mai fatto: due ore solo per fare Roma Civitavecchia. Però poi qui nella mia città sono stato bene, un po’ di sole al mare, il mio lavoro, la donna che… non sono affari vostri! Cosa non avrei voluto fare? Niente. Se posso non faccio mai niente che non mi va, ma ho scoperto (be’… già da un po’) che la semplicità delle cose è ciò che ti fa stare meglio. Opinioni e pensieri vostri sono graditi, in attesa di riprendere le forze e fare un post un po’ più… profondo.

Se mio padre e mia madre capissero…

Se mio padre e mia madre… non posso più dirlo, perché loro non ci sono più, e se anche oggi avessi voluto dire loro alcune cose, ormai è troppo tardi. In realtà con mia madre, che ha lasciato questo mondo un anno fa, non c’è niente di incompiuto: sapevo che con la sua malattia prima o poi ci avrebbe lasciato presto, e se avevo qualcosa da chiarire o da chiedere, l’ho fatto. Con mio padre non è stata la stessa cosa: lui è morto a 67 anni durante un intervento chirurgico, inaspettatamente, e non ho fatto in tempo a parlare con lui di tante cose. Un vero peccato. Per questo dico che i figli dovrebbero sempre avere la forza e il coraggio di chiedere ai genitori ogni cosa, di comunicare, di rimproverare, pur di non arrivare al giorno in cui non ci sarà più la possibilità di farlo. I nostri traumi infantili andrebbero risolti con loro e non con uno psicologo. Ma loro, coloro che ci hanno regalato la vita, capirebbero i problemi che ci hanno sempre assillato? Noi oggi siamo ciò che loro ci hanno insegnato, siamo in qualche modo il riflesso delle loro personalità, dei loro errori, della loro ignoranza o conoscenza. Ogni mia insicurezza è frutto del loro insegnamento, ogni mio trauma è frutto della loro scarsa capacità di non comunicare, la mia sicurezza è frutto del modo in cui mi hanno educato. Insomma, dico… è quasi sempre merito o colpa dei nostri genitori se oggi siamo come siamo? E saremmo migliori se capissero che alcuni danni creati alla mia personalità fossero da loro ammessi?