Un post per le Poste

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Esordisco con un bel “non facciamo di tutta l’erba un fascio”, onde evitare che gli impiegati degli Uffici Postali poi se ne risentano e si difendano rispondendo con un “io non sono così”. Sicuramente questi signori e signore che ti urlano attraverso il vetro divisorio per farsi sentire non si comportano tutti allo stesso modo, ma una larga e inaccettabile percentuale usa modi a dir poco irritanti. Vale per loro come per i vigili urbani il concetto che quel poco di potere che hanno lo sfruttano sino in fondo ed oltre, per inasprire i cittadini già oltre il limite della sopportazione a causa di crisi economiche, problemi quotidiani, sfiducia nelle istituzioni e nei politici, mancanza di sicurezza per il futuro. Bene, stamattina, di fronte ai cinque sportelli dell’Ufficio Postale sotto casa mia (ma solo tre sportelli erano attivi), dopo più di mezz’ora di attesa, un giovane sui 35 anni, tranquillo e paziente come tutti gli altri, si avvicina ad uno sportello con il suo bel numerino. Mostra all’impiegata un foglio dell’Inps, dicendole che quello è il documento che prova l’effettuazione di un bonifico a suo nome da parte dell’Inps sul suo conto postale. Il giovane è disoccupato, sento dire, e quei soldi – circa mille euro – sono, o dovrebbero essere già sul conto. L’impiegata gli urla che quel foglio non è un documento valido, legale o cos’altro, e che non può riscuotere quel denaro. L’uomo, pazientemente, cerca di spiegarle che all’Inps gli hanno consegnato quel foglio spiegandogli che avrebbe potuto recarsi alle Poste per riscuotere i soldi. La donna, ancora sbraitando attraverso il muro di vetro, chiede agli altri impiegati cosa debba fare. Gli altri le rispondono che non si può fare niente. Il giovane, che comincia ad agitarsi, le spiega che quel foglio gliel’ha consegnato l’Inps direttamente, e che basterebbe vedere se il bonifico è arrivato. La donna gli risponde che se anche fosse arrivato il bonifico non potrebbe riscuotere lo stesso, visto che quel foglio non è valido. Il giovane comincia a perdere il lume, e le dice: “Ho quei soldi sul mio conto e non posso riscuoterli?”. “Proprio così!” gli risponde acida la donna. Lui inizia a urlare, le chiede di fare una telefonata all’Inps, di controllare, le mostra documenti, codice fiscale, tesserini vari. Niente da fare. Bene, a questo punto il giovane perde le staffe, esordisce con un “andate a cagare!”, ribadisce che la burocrazia che attanaglia le Poste è ridicola, deprimente, esasperante. Le parole di risposta della donna sono arroganti e ti verrebbe voglia di strozzarla. Ma c’è il muro di vetro. Forse è per quello che l’hanno eretto. Tutti guardano l’uomo che ormai minaccia di tornare l’indomani con la Polizia (si salvi chi può) e se ne esce con l’ultimo “andate a fare in culo!”, usando il verbo “fare” per intero e non tronco. Lo stile nel linguaggio a volte è indispensabile. L’ennesimo litigio in un Ufficio Postale. Solidarietà al giovane disoccupato e incazzato con la burocrazia e con chi abusa del potere.

 

Un post per le Posteultima modifica: 2010-01-13T19:49:00+01:00da sergio0591
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Commenti

Un post per le Poste — 11 commenti

  1. Ciao Sergio..mi piacerebbe sapere come è andata a finire questa storia. Ormai non mi meraviglia più nulla! Anch’io voglio esprimere tutta la mia solidarietà al giovane disoccupato.

  2. Augurandoti buon fine settimana,
    ti chiedo un piccolo gesto d’amore,
    un sms al n. 48541 per donare 2 euro
    alla stremata popolazione di Haiti
    devastata dal terremoto.
    Una tua goccia d’acqua per formare
    un fiume di solidarietà da tutti noi bloggers.

    Un saluto affettuoso da Giuseppe.

  3. Auguri e figli maschi… ah!Ah!
    siamo seri…
    L’educazione e’ un gran dono…
    generalmente quando ci poniamo bene, pretendiamo dall’altra parte la stessa cosa, e questo dovrebbe avvenire in ogni contesto, ribadisco, quando ci poniamo bene!
    Io da qualche anno non sorvolo piu’… fa male alla salute, per cui se trovo ignoranza educatamente lo faccio presente, e sempre con educazione se mi rispondono picche, vado ai piani alti, credo che sia un buon sistema e devo dire che ho le mie soddisfazioni…
    si va dalle poste, alla sanita’, al negozio…
    pero’ noto con piacere che trovo piu’ persone disponibili anzi che no…
    se non le trovo… son dolori… divento Rambo in gonnella!
    buona giornata!

  4. Ogni tanto si sclera…ti fanno sclerare..
    Io resto in silenzio quasi sempre..non parlo se mi aggrediscono..
    (ogni tanto sbotto però..)..questo mio silenzio li spiazza,tanto da ritornare indietro e ricominciare a parlare in maniera serena…e senza aggredire,anzi alla fine chiedono anche scusa..

    Tutto sarebbe più bello se ci fosse un pò più di pazienza e non andar fuori subito,cercare prima di capire….

    Un sorriso e grazie del passaggio..
    Cindy

  5. Non ho alcuna intenzione di cadere nei luoghi comuni, cara Sabri. Infatti ho premesso che la percentuale degli arroganti è bassa. Ovviamente ho raccontato una scena che si è svolta alle Poste, ma da parte mia, anche la commessa di un negozio non è da meno. tanto per dirtene una, qualche giorno fa, sono entrato in un bar, c’erano un paio di persone al banco, la barista stava facendo dei caffè, si è girata quando sono entrato, ho detto buongiorno e poi “mi fa un caffè, PER FAVORE?”. Lei, senza voltarsi, mi risponde con un arrogante e un secco “un attimo, eh!”. Non ho fatto discorsi: mi sono voltato e sono uscito. L’ignoranza abita non solo alle Poste – popolo, come dici tu, di frustrati – ma ovunque, nei bar, nei negozi, per strada. Per la cronaca, quel giovane alle Poste aveva chiesto di parlare con un funzionario, ma gli hanno risposto che non c’era nessuno.

  6. PAR CONDITIO
    Sono un dipendente pubblico. Da venti anni non si sostituiscono piu’ i pensionamenti ed i decessi con nuovo personale. Giovane, preparato, motivato. Le persone assunte che hanno anni e anni di lavoro alle spalle, sono demotivate, poco stimolate a produrre molto e bene, malcontente perchè il nostro E’ e RESTERA’ per molto tempo l’unico reddito fonte di tassazione equa e certa. Lavoriamo per tre, senza mezzi informatici, senza adeguati corsi di formazione, siamo frustrati ed inefficienti. Ergo, si deve investire di piu’, in risorse umane e strumentali. Il cretino lo trovi anche nel privato, solo che dal dipendente pubblico si pretende SEMPRE una forma di servilismo e si dà per scontato che sia li’ al tuo solo servizio. Unico privilegio..non possono licenziarci in tronco ( per ora ) imparate a protestare anche quando la commessa snob di una boutique vi tratta da pezzenti…e mettete in conto che il caratttere delle persone è diverso, se Dio vuole, per ognuno…non cadiamo nei luoghi comuni !!
    Ps: invece di mandare a cagare l’impiegata…si doveva pretendere la presenza di un funzionario, che all’occorrenza, accertato il tutto avrebbe preso provvedimenti disciplinari contro la maleducata…e magari anche risolto il problema del millino…..
    un dipendente delle P.A.

  7. Io vado in posta ogni martedi e ogni martedi puntuale mi prende l’ansia da prestazione. Uno perche’ non ci sono parcheggi davanti alla struttura (possibile???), due perche’ so gia’ quello che mi aspetta: coda, indisponenza, e bla bla bla bla…Sai quante scene come quella che descrivi ho visto? E una volta a perdere le staffe e’ toccato pure a me, la cortesia e pazienza fatta in persona 🙂

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