Archive from agosto, 2012
Ago 25, 2012 - blog life    5 Comments

Signore e signori siamo nella merda, ma…

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… ma abbiamo ancora una speranza visto che per adesso ce l’abbiamo al collo e possiamo respirare.

È bene essere però coscienti del fatto che non ci resta molto tempo, perché il liquame sale, sale impercettibilmente ma inesorabilmente, e tra un po’ ci faremo sommergere.

Il nostro Paese ha assolutamente bisogno di un sussulto, di una scossa che reintegri in noi stessi la voglia (e il dovere) di tornare ad essere un popolo con quella dignità che ci spetta. La criminalità imperversa, le organizzazioni malavitose crescono e si rafforzano, i furbi impegnati nella scalata al successo a tutti costi proliferano come batteri, i politici latitano… ma la forza di un popolo sta proprio nel dimostrare che noi siamo in numero maggiore rispetto ai sopracitati, che siamo più onesti e vogliosi di vedere il nostro Paese che cresce all’insegna del senso civico, della responsabilità, dell’altruismo e del bene della gente. Certo, sembra pura retorica la mia, parole che sfiorano l’utopia, ma è la volontà di rinascere, di ricostruire e di progredire che ci deve dare la certezza di un luogo in cui vivere migliore di quanto non lo sia stato negli ultimi anni.

Ogni periodo ha le sue sacrosante crisi, ogni Paese attraversa momenti di decadenza, ma noi italiani abbiamo una storia alle spalle ricca e pesante, abbiamo il dovere di dimostrare al mondo che la creatività, l’intelligenza e la volontà cha abbiamo sono il motore indistruttibile per ripartire. Svegliamoci, continuiamo a scendere in piazza, a dimostrare, a criticare, ad opporci a un potere ormai logoro. Mandiamo a casa tutti i politici delle nostre città che fino ad ora hanno dimostrato di non saper fare, di non essere all’altezza. La mia città, per esempio, una delle poche quasi totalmente rosse, è la dimostrazione che la nebbia in cui è avvolta non è altro che un’infinità di parole e promesse di politici sicuri delle loro poltrone, sicuri che solo i rossi possono vincere in questa città. Li ho sempre votati anch’io, perché io faccio parte della sinistra, di quella sinistra che ama il popolo, e non di quella che se ne frega. Livorno è diventata anarchica – e forse lo è sempre un po’ stata – ma anarchia non significa fare quello che ci pare senza guardare al prossimo: l’anarchia vera è maturità, intelligenza, rispetto per gli altri.

Comunque, alle prossime elezioni questi signori seduti da troppo tempo sulle loro poltrone li voglio mandare a casa, perché non hanno saputo cogliere i momenti, non hanno mai fatto qualcosa per alimentare il turismo o l’arte (se non pochissime cose), lasciano le strade con le buche, costruiscono dove non devono, abbandonano luoghi che un tempo erano l’orgoglio della città. Recuperano soldi solo con le multe, le famigerate multe per divieto di sosta, mentre sotto i loro occhi sfrecciano scooter smarmittati, ragazzi con il casco slacciato, ragazzi che sporcano i muri e mille altre cose molto più importanti.

Fate qualcosa signori delle giunte rosse, altrimenti sentirete presto vacillare tremendamente le vostre sedie. E soprattutto qualche volta ascoltate le idee dei cittadini, perché siamo noi che viviamo la città, la conosciamo e sappiamo quello che serve o che non serve.

 

Ago 5, 2012 - blog life    3 Comments

Vita vissuta…

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Caro Andreotti

Ormai siamo quasi alla fine. La tua lunga vita sta per concludersi, e certo non si può dire che la tua vita sia stata vuota. Non so (e non me ne frega più di tanto) quante volte sei stato a capo del Governo, quante cariche istituzionali hai investito, quanto potere hai avuto. Hai subito un’infinità di processi, dai quali ne sei sempre uscito senza mai una condanna. Non sarò certo io, umile granello del popolo, a giudicarti, perché se non ti hanno mai condannato può darsi che tu sia stato sempre innocente. Ho i miei dubbi su questo, ma, come si dice, meglio un colpevole fuori dalla prigione se non hai prove, piuttosto che rischiare di condannare un innocente. In ogni caso quello che vorrei dirti è che spero che tu abbia riempito un lungo e segreto diario in tutti questi anni passati, così che alla tua morte tutti possano leggerlo. Sì, se hai da fare denunce faccelo sapere attraverso i tuoi scritti, perché se finora non hai avuto il coraggio (o meglio, la furbizia) di non rendere note cose che scandalizzerebbero – ne sono sicuro – mezzo mondo, almeno dopo la tua morte qualche segreto non sarà più un segreto, e forse verrebbero fuori colpevoli di certi grandi e dolorosi eventi che si sono succeduti nei decenni senza che mai ne sia stato scoperto l’autore.

Certo è che un diario così è difficile affidarlo a qualcuno. Tua moglie? Lei potrebbe affidarlo… affidarlo a chi? A un giudice? A un politico? A un giornalista? Mmh… no, troppo rischioso. Bisognerebbe che tua moglie lo leggesse in tv, durante una conferenza stampa, così che tutti gli italiani potrebbero ascoltare tutte le nefandezze che hai visto e in parte vissuto. Non c’è niente che ti pesa sull’anima? Non senti il bisogno, ora che stai per abbracciare la morte, di regalarci qualche verità? O pensi che Dio, tu che sei un fervido credente (?), ti possa perdonare ancora una volta?

Noi del popolo, quelli che non hanno il potere e quindi ci logoriamo, abbiamo il diritto di sapere le verità su chi ci ha governato, su chi ha commesso crimini e malefatte alla faccia di chi li ha votati, su chi pensava che noi fossimo sempre dei coglioni. Non siamo dei coglioni, noi del popolo, ci manca solo il potere del singolo, quello che può fare e disfare qualcosa nell’immediato, come un Presidente del Consiglio. Noi, dalla nostra parte, abbiamo il potere dell’unità, cioè che possiamo cambiare le sorti di un Paese se solo lo volessimo. L’unione fa la forza, no?

Insomma, per tornare a noi, caro Andreotti, se morirai così, senza dirci e svelarci niente, trasportato da un solenne carro funebre seguito da capi di Stato e da personaggi illustri che piangeranno (alcuni come veri coccodrilli) la tua morte, be’, se non sei innocente come hai sempre dimostrato di essere, dovrai affrontare un giudizio ben più tremendo del nostro. Perciò, che Dio ti giudichi nel modo più giusto, e se sei colpevole allora ti rimandi sulla Terra per vivere una nuova vita e pagare, come tutti, le tue cattive azioni.

Pochi, intanto, piangeranno per la tua scomparsa. Me compreso. Perché proprio pulito non credo che tu sia. E quel dito che ci mostri, così beffardo, sembra quasi che ci dica: “Vaffanculo, vi ho fregati, eh!”.