Archive from dicembre, 2010
Dic 31, 2010 - blog life    10 Comments

Buon Anno…

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È opprimente il silenzio profondo di chi non può sentire. Immersi nel ronzio costante ed eterno del nulla, chi non sente gode della vista. E con essa appaga i sensi. Colori, scie luminose, eclissi, tramonti e voli d’uccello non hanno bisogno di rumori per esprimersi, e il sordo sorride come noi. Ma non sentirà il pianto del figlio, un grido d’aiuto, un clacson, il rumore di una cascata e neanche qualcuno che gli dice: ti amo. Chi non vede invece ascolta, immagina, vola con la fantasia alle parole dette e sussurrate, si dipinge arcobaleni senza colori, naviga in un mare grigio dalle forme indefinite. Qualcuno gli sussurra “ti amo”, e lui sorride, accarezza la pelle, ascolta il battito del cuore. Ma non vedrà mai il sorriso di chi gli sta accanto, e neanche quello di un figlio, che di sorrisi vive. Chi non parla, il muto, ha tanti vantaggi. Non risponde se non vuole rispondere, neanche a gesti, ascolta attentamente, fa sue le parole, non spettegola, non ferisce, non incita. E vede i tramonti, ascolta il frangersi delle onde, il fischio di un treno. Ma non può dire “ti amo”.

E allora faccio gli auguri di buon anno a tutte queste persone che vivono con un senso in meno, e che in mancanza della vista, o dell’udito, o della parola sviluppano quell’altro senso, il sesto, che raccoglie emozioni illimitate, che fa capire le cose, che rende meno aspri, che sviluppa quella sensibilità di cui noi, monchi di un pezzo d’anima, ne ignoriamo l’essenza.

 

Dic 23, 2010 - blog life    18 Comments

Caro Babbo Natale…

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Questo disegno del mio amico fumettista Luciano Bernasconi mi dà lo spunto per una letterina.

Caro Babbo Natale…

No, è troppo scontato iniziare così. E poi perché caro? Caro lo dico a un mio amico, a qualcuno che mi sta a cuore.

Bene, allora iniziamo con… Babbo Natale!

Brutto così. Forse meglio iniziare con un semplice “caro Natale”. Natale? No, Natale è anche un nome proprio, c’è pure il mio macellaio che si chiama così.

E allora… Babbo! Macché babbo! Di babbo ce n’ho uno solo! Mmh… sarà vero?

Via su, torniamo al vecchio “caro babbo Natale” e non se ne parla più.

Caro Babbo Natale, sei diventato un personaggio famoso da tempo immemore, così famoso che ormai tutti non possono fare a meno di te.

Il bello è che sei diventato famoso e lavori un giorno all’anno. Durante gli altri 364 giorni non fai una sega dalla mattina alla sera, abbeverando le tue renne e al massimo dando loro un po’ di mangime! È bene dirlo! È bene dirlo perché tutti gli altri lavorano quasi tutto l’anno e non sono neanche famosi. Vedi com’è ingiusto il mondo?

E poi parliamoci chiaro, già le tue origini sono discordanti; pare che il tuo nome derivi da un personaggio storico, un vescovo, un certo San Nicola di Mira, turco. Mah! E questo vescovo, per far sì che tutti conoscessero il cristianesimo, mandava i suoi parroci vestiti con abiti rossi e simili a quelli vescovili nelle case per portare la parola di Dio. E ci andavano con un sacco pieno di regali per i bambini. Brutti ruffiani!

Il bello è che anche loro avevano una slitta, che però, contrariamente a te che ti sei modernizzato con le renne, era trainata da dei cani.

Poi, la leggenda di San Nicola ha dato spunto agli olandesi per fare una grande festa, dal cui nome è derivato l’altro che hai tu: Santa Claus.

Deciditi… come ti dobbiamo chiamare? Così ci confondi, confondi i bambini, confondi i vecchi, confondi chi è indeciso.

E poi, scusa… ma dov’è che abiti? Gli americani dicono che abiti al Polo Nord, i canadesi che abiti nel nord del loro paese, i finlandesi in Lapponia, i norvegesi a Drobak – dove sembra tu abbia addirittura il tuo ufficio postale –, alcuni dicono in Svezia, altri in Groenlandia.

Vedi? Non te l’aspettavi tutte queste informazioni su di te, eh? Ma sai, è stato facile, oggi con… Wikipedia si sa tutto.

Hai troppe case, Babbo Natale, e non paghi nemmeno l’ici. Tu sei uno di quelli che si fa grande perché ci porti un po’ di regali, ma in realtà i bambini, quelli piccoli, non sanno ancora che i regali li paghiamo noi. E che regali! Ormai non basta più un libro di fiabe, un maglioncino di lana o una bambola di pezza: oggi ci vuole la play-station, il computer, il cellulare ultima generazione. Eh, sì, perché i bambini non sono più quelli di una volta, sono cambiati anche loro, sono più svegli, magari più intelligenti no, ma più svegli e pretenziosi sì. E glielo abbiamo insegnato noi a pretendere, perché ormai la parola “no” pare non esista più nel vocabolario di noi genitori. Ma così va il mondo.

Cosa posso chiederti quest’anno che non sia retorico e scontato?

Lo scorso anno, tanto per non uscire dalla retorica, ti avevo chiesto… la pace nel mondo, niente più guerre, un po’ di… solidarietà per Berlusconi, ti avevo detto di proteggere i bambini dal freddo, dalla fame e dalle malattie, una pensione… più sostanziosa per i parlamentari, un po’ di coraggio per Bersani, una faccia nuova per Gasparri, un paio di labbra vere per la Santanché, una bandiera rossa per D’Alema, una bella donna come quella disegnata, un po’ di felicità e soldi per me. E di riavere mia figlia. E tu non hai fatto niente di tutto questo. E neanche gli altri anni mi hai ascoltato.

E allora cosa ti chiedo quest’anno se poi non mi ascolti e dopo qualche ora ritorni in Lapponia… no, a Drobak… no, in Groenlandia… no… insomma, torna un po’ dove ti pare! Eh? Cosa posso chiederti?

Sì, una cosa ce l’avrei.

Un po’ di rispetto. Sì, solo un po’ di rispetto, perché la tua apparizione fugace non basta, non si può essere buoni solo una volta l’anno, non si può fare una tregua di guerra solo in quelle ore alzando il calice da una trincea e mostrarlo al nemico che mostra la sua di coppa e si chiede… ma perché devo ammazzare quello là che mi fa un brindisi?

Rispetto. Perché se tu fossi qui tutti i giorni, forse la gente sarebbe migliore, capirebbe che questo spirito natalizio imbiancato dalla neve e alleggerito dalle note di Jingle Bell dovrebbe essere eterno, indistruttibile.

Se ci lasci soli per 364 giorni, la gente, l’indomani, già a Santo Stefano, non sa più neanche chi sei, perché tu hai già preso la tua slitta, volando alto, lassù verso le stelle, guardando di sotto e sussurrando… “vi voglio bene, ma vi vado in…”

Va bene, va bene, noi abbiamo bisogno di rispetto, e in fondo un po’ te ne freghi.

Ma il problema è che, nonostante ti vediamo una sola volta l’anno, nonostante i rimproveri che ti abbia fatto, nonostante ci abbandoni sempre al nostro destino, non posso non ammettere di volerti bene. Chissà, forse è un trauma infantile, ma non posso smettere di sperare, come ogni anno, che ascolti le mie richieste e che un giorno le accoglierai davvero. Ed è per questo che non posso fare a meno di dire… grazie lo stesso Babbo Natale, se non ci sei riuscito, ci riuscirai la prossima volta.

 

Dic 20, 2010 - libri e fumetti    4 Comments

Lo storno e la poiana

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Questa è la copertina del mio quinto romanzo dal titolo “LO STORNO E LA POIANA”. La novità, sperimentale, è che questo è un e-book, edito dalla Prospettiva Editrice di Civitavecchia. La Kappaeventi – ramo editoriale di Prospettiva – si occupa degli e-book e delle promozioni. La copertina è un dipinto a olio e rappresenta i cerchi della vita. L’ho dipinto io, per la cronaca. L’e-book. leggibile non solo sugli e-reader ma anche sullo stesso computer con il file pdf, ha il costo di soli € 4,00, e si può ordinare direttamente andando sul sito www.kappaeventi.com
Anche sul mio sito web www.sergioconsani.altervista.com potete avere delle informazioni. La cosa di cui mi raccomando, una volta comprato il file, è di non passarlo a nessuno, poiché la considererei vera pirateria. Oltretutto noi autori non guadagneremmo un centesimo! E poi, per il prezzo che ha questo mio e-book, non credo che valga la pena di darlo a chiunque. Invece potrebbe essere un regalo, perché no, un regalo interessante e poco costoso per chi ama la tecnologia e legge i suoi libri senza portarsi appresso una libreria!
Dic 18, 2010 - blog life    6 Comments

La neve a Livorno…

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La neve a Livorno non si vede quasi mai. Mi ricordo quando ero bambino, negli anni 50, una vita fa, una mattina mi alzai nello strano silenzio che la neve regala quando cade. Mi affaccio alla finestra e vedo il giardino completamente imbiancato. Saranno stati almeno venti centimetri di neve. E per un bambino che vive a Livorno, che si nutre di mare e di pioggia, di salmastro e di vento, vedere la neve è come ricevere un regalo inaspettato. Pupazzi, pallate, slittini improvvisati, mani gelate, guance rosse e il naso che cola. Bellissimo. Lo so, per voi del Nord quando cade la neve è una cosa normale, neanche la guardate più, non vi soffermate ad ammirarne il candore e il modo in cui cade, silenziosa e discreta al suolo. Per voi la neve è come per noi il libeccio quando arriva impetuoso; per voi è normale come bere un bicchier d’acqua. Io invece la guardo cadere e sorrido, spiaccico il naso alla finestra, come quando ero piccolo. Per me, la neve a Livorno, è un avvenimento, un augurio che non mi aspettavo, un segno di purezza e di speranza. La guardo e penso a lei, sempre a lei, come se al mondo esistesse solo lei. E fino a che non tornerà guarderò la neve con un sorriso, e se la neve domani si scioglierà cercherò di immaginarla, e sorriderò di nuovo, nei miei pensieri, fino al momento in cui mi abbraccerà e mi dira che mi vuole bene tanto quanto gliene voglio io. Buon Natale a te, a Shaun, ai miei che non ci sono più e che mi mancano, a chi mi ha amato e chi mi ama ancora, Buon Natale ai miei amici, ai nemici, a chi mi odia e chi mi ripudia. Buon Natale a chi dorme sotto a un portico, a chi chiede l’elemosina, ai ragazzi di colore che vendono accendini, ai poveri, a chi adesso si trova su un barcone per raggiungere un mondo migliore. Buon Natale anche a me.

 

 

Dic 1, 2010 - blog life    12 Comments

I miei primi 60 anni

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Porca miseria! Mi sono distratto un attimo e… ieri ho compiuto sessant’anni! Non me l’aspettavo… ero lì che pensavo ad altro, la mia mente vagava a quando mia figlia era piccola, giocavo insieme a lei e lei riponeva la sua fiducia in suo padre. Bei tempi. Bei tempi perché passavano gli anni, lei cresceva e neanche ce ne accorgevamo. Nel senso che il tempo era dilatato, tutto scorreva liscio come gocce d’olio in una padella. Ma la padella era bollente, l’olio s’è fritto! Bruciato! Okay… la famiglia si disgrega, la moglie diventa ex, e non c’è niente di più terribile che avere una moglie ex. Per tanti motivi. Che non elenco. Mia figlia cresce, mentre anche l’altro figlio più grande cresce, è un uomo ormai, indipendente, con la sua vita negli States. Io intanto scrivo e suono, faccio l’artista insomma. Niente di peggio che fare l’artista quando tieni famiglia! Ah… certo… che bellezza avere un artista in casa… wow… un musicista, uno scrittore… accidenti. Sì, ma i soldi? I soldi li porti a casa o no? Eh… sai… i miei progetti… ho seminato e… Sì! Ma quando raccogli? Non lo so… abbi pazienza. Eh… ma si sa: quando la fame (si fa per dire) entra dalla porta l’amore se ne va dalla finestra. Be’… così è stato. Good bye my love. E così, guardando indietro, quando volti di nuovo lo sguardo davanti, vedi una torta piena di candeline. Le conti: uno, due, dieci, undici, dodici, venti, venticinque, trentanove, quarantacinque… ehi! ehi! calma! Cinquantadue, Cinquantotto, oh! oh! siamo impazziti? Cinquantanove… sessanta! Cazzo! E va be’… che ci posso fare? Mica posso fermare il tempo. E allora, visto che (ma sì, facciamo un po’ di retorica) non me li sento, sono sano, vivo e vegeto, allora vaffanculo all’età! C’è ancora tempo per veder spuntare qualche germoglio da tutti quei semi seminati. Grazie per gli auguri che mi hai fatto, Shaun. Grazie per gli auguri che mi hai fatto, Silvia. tanto lo so che mi hai pensato.

E grazie ai miei allievi del corso di scrittura, perché ieri sera, durante la lezione, mi hanno fatto una bella sorpresa. Appena arrivati mi ero meravigliato che nessuno di loro mi avesse fatto gli auguri. Poi però, dopo un’ora, ecco arrivare tre mie “vecchie” allieve: Stefania, Marialaura e Tiziana. E tutti insieme hanno cominciato a cantarmi “tanti auguri”. Hanno portato pasticcini, castagnole, torta di mele, spumante e regalini. Come si fa a non volervi bene?