Archive from marzo, 2010
Mar 26, 2010 - opinioni    11 Comments

Santoro, San Toro, Sant’Oro…

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Non è un gran bel vedere la politica di oggi. Né un bel sentire. Santoro santo subito! Griderà qualcuno. Santoro sciorina parole che affascinano, come l’oro. Un evento mediatico quello di ieri sera che ha dell’incredibile: duecento piazze in tutta Italia collegate con “Rai per una notte” e più di centomila connessioni a Internet. Tutto questo per la minaccia della libertà. Ospiti illustri, con Travaglio che spara giuste sentenze, Ruotolo che ci illumina con le intercettazioni, Jacona che dice la sua con intelligenza, Serra che confronta la liberta inglese con quella italiana, Vauro che gode con la sua satira. Unica nota stonata mi è sembrata la presenza di Morgan, che, musicalmente, non ha fatto proprio una grande figura suonando il pianoforte mentre Venditti cantava. E poi, Morgan, mi è sembrato davvero poco lucido, confuso, così come mi ha lasciato un po’ di amaro in bocca la presenza di Nicola Piovani (mio ex quasi amico), il quale avrebbe potuto regalarci qualche parola. Lui, uomo di sinistra (così dice, ma “sinistra” è una parola grossa), ha un linguaggio forbito, è preparato sul tema, è intelligente e furbo; per questo avrebbe potuto dire due parole, due. È stato un bell’evento, ma non posso non temere per il futuro di questo Paese, stretto nella morsa di un Presidente del Consiglio che ha paura di non piacere a tutti, e se qualcuno lo contesta, lui lo accusa di essere il solito comunista. Silvio vuole i consensi non solo di una metà del Paese, ma dell’Italia intera. E a lui non va giù il fatto che ci siano persone che non lo sopportano. E allora fa di tutto per chiudere trasmissioni intelligenti, eludere i processi, farsi leggi che lo tutelino. Hai visto Silvio ieri sera quanta gente c’era che ha perso il lavoro e che è in cassa integrazione? Hai visto come l’altra metà del popolo non sia contento del tuo operato? Ci sarà un motivo per cui non ci piaci, no? E poi, sii uomo: ammetti che non hai la coscienza pulita, che se sei indagato per decine di motivi, di almeno uno ti sarai macchiato, no? Lasciaci la libertà, Silvio, perché senza la libertà un uomo reagisce, e prima o poi viene a bussare alla tua porta, senza tanti complimenti.

Mar 16, 2010 - blog life    11 Comments

IL TRENO DEI DESIDERI

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Ogni volta che viaggio in treno lungo il percorso Roma-Livorno non prendo mai un Intercity o un Eurostar, ma un semplice R, Regionale. Non è per una questione di denaro; in fondo sarebbero solo una manciata di euro in più. È quel treno che mi ispira. Mi fa tenerezza con tutte le fermate che fa, i vagoni semivuoti. Ma ti rallegra con il paesaggio che riesci a vedere, anzi, a guardare, senza folli corse a 250 chilometri all’ora. Poi, come in questo istante, alle 15 di una bella giornata di metà marzo, il sole mi scalda attraverso il finestrino, e io sto qui, a scrivere mentre mi sento beato come una lucertola. E penso, e scrivo. E sogno. Penso a lei, che amo, e non vedo l’ora di stringerla, di baciarla, di coccolarla. L’amore è ancora a parecchi chilometri di distanza, ma gli alberi sfrecciano, i campi ora sono verde scuro ora più chiaro, le nuvole cambiano forma, pigramente, e il treno corre nella direzione giusta. Forse oggi non la vedrò, ma non ha importanza: il suo odore si fa sempre più forte, le nostre onde si accorciano, si avvicinano. Potrei d’altronde non vederla per giorni interi: non cambierebbe niente. L’amore sfida il tempo, e se non c’è tempo aspetto, e se aspetto ho tempo. Il tempo guarisce, lenisce, il tempo è poco. Il tempo sul treno non esiste: di esso poco m’importa. Il treno si ferma, riprende il viaggio, si ferma di nuovo, sale qualcuno, scende qualcun altro. Il treno è la vita che scorre, che ti porta avanti anche quando torni indietro. Il viaggio un giorno finirà. Un Regionale si spinge verso un binario morto, ma tutti quei vagoni hanno infinite storie da raccontare. Di odio, di sofferenze, di tragitti con le lacrime agli occhi, di sguardi lanciati da un posto all’altro, di risate di giovani e di vecchi, di ultras, di suore, di bambini annoiati, di gente malata, di militari, di pendolari, di amori finiti, di uomini soli, di donne sole. Di vita. Stazione di Livorno. Il tempo vola. E’ già domani.

 

Mar 12, 2010 - blog life    9 Comments

UN GIORNO SPECIALE

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Buon compleanno Silvia. Ventun’anni e oggi sei un’adulta a tutti gli effetti. Puoi fare quello che vuoi e decidere della tua vita come vuoi. Sei libera, libera di volare o di rimanere attaccata alla terra. Puoi amare, fare figli, andartene ovunque, anche in paesi lontani, puoi rimanere dove sei nata e piantare i piedi ben saldi per terra. Puoi decidere cosa fare dei tuoi sentimenti, odiare, perdonare, rimandare, voler bene o essere indifferente. E intanto la vita va, scorre lenta e senza mai fermarsi, tuo padre e tua madre invecchiano e tu pensi, come tutti i figli, che noi siamo immortali. E invece non è così. E allora ti chiedo di lasciare andare la tua anima ed essere quello che sei e che senti di essere. Perdona e ama, lascia che l’orgoglio sia l’ultimo dei tuoi pensieri, pensa a chi è più sfortunato di te e trattalo bene. Non pensare che negli anni che faranno parte del tuo futuro, “possedere” sia la parola giusta per sopravvivere: è lo spirito che conta, l’amore senza confini. Una bella macchina può rompersi e la sua bellezza acceca gli idioti, mentre ciò che è dentro di noi non si rompe mai e dura per sempre. Ti auguro di essere felice e di passare il tuo ventunesimo compleanno con le persone che ami veramente. Io sono vicino a te, perché un padre non può mai essere lontano, neanche quando tutti pensano che ho dato meno di quel che dovevo. Di quel che dovevo, ma non di quel che potevo. Ti voglio bene. All’infinito.

Mar 9, 2010 - blog life    9 Comments

PER TE

Era un uomo di altri tempi, umile, intelligente e soprattutto onesto. Non a caso non è mai diventato ricco nonostante in giovinezza ne avesse avuta la possibilità. Aveva rilevato un garage insieme a un suo amico, che poi, in seguito, amico non si sarebbe rilevato, approfittandosi della sua buona fede, falsificando fatture e incassando soldi che avrebbero dovuto far parte della società. Così, l’uomo onesto, si ritrovò con un bel pacco di cambiali e dovette cedere l’attività “all’amico”. Inutili le eventuali cause o denunce: non esistevano prove. Grande meccanico, collaudatore di auto, pilota in giovinezza con due partecipazioni alle famose Mille Miglia. Studi: quinta elementare. Orientamento politico: comunista. Divoratore di settimane enigmistiche, amante della lettura, dei viaggi e della squadra del Livorno. Nato il 19 settembre 1920, morto il 9 marzo 1987. Oggi. Mio padre. Severo e di poche parole, non mi ha mai dato uno schiaffo in vita sua, ma, da bambino o da ragazzo gli obbedivo. Mai detta una parola fuori posto a quell’uomo che voleva rispetto, mai detto “scemo”, “stupido”, “non capisci niente”: allora sì che forse sarebbe volata una bella sberla. E avrebbe fatto bene. Gli bastavano poche parole per far capire a me o a mia sorella come dovevano andare le cose in famiglia. Un uomo e un genitore di altri tempi, senza la paura di non essere amati nonostante la severità. L’unico mio cruccio è quello di non averlo salutato il giorno in cui, ottimista come sempre e sicuro che tutto sarebbe andato bene, si sottopose ad un intervento chirurgico. Arrivai all’ospedale di Scandicci, vicino Firenze, con un treno partito tristemente all’alba dalla stazione Termini di Roma. Erano le dieci del mattino e mi accolsero solo le lacrime fresche di mia madre e mia sorella. Avrei voluto semplicemente dirgli: ti voglio bene, babbo. Non feci in tempo, e mi sono portato addosso questo senso di colpa per molto tempo. Fu mio padre stesso a liberarmene, una notte, in un sogno. Mi abbracciò, mi sorrise e mi accarezzò la testa, senza dire una parola. Era il suo modo di perdonare.

Mar 6, 2010 - blog life    2 Comments

Il cielo

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Basta sdraiarsi di sera su una spiaggia o su un prato e alzare gli occhi al cielo per capire. Capire che quel senso di smarrimento che ti assale è solo la consapevolezza della nostra microscopica presenza. Guardi le stelle e non puoi contarle, ti perdi nello spazio, tra miliardi di puntini luminosi che appaiono immobili e che immobili non sono. Le stelle sono in fermento continuo come le nostre anime, si modificano, si spengono, esplodono, si disintegrano per andarne a formare altre. Fissi il cielo scuro, le stelle penzolano nel buio e danno l’impressione che potresti raggiungerle anche con un semplice aereo. Ma sono lontane, lontanissime. Cerchi un punto di riferimento, ma è solo la luna che ti guida nello spazio che non ha confini. Non ha confini. Così come neanche l’infinitamente piccolo ne ha. E noi dove siamo? Tracci una linea retta immaginaria e cerchi di porre il tuo corpo su un punto. In quale punto? Siamo più verso il grande o il piccolo? Non ci sono segmenti cuciti tra loro, ma solo una linea retta, infinita. Ti perdi nel buio, navighi a vista tra le stelle senza un punto di arrivo e ti senti piccolo. Eppure, rispetto a un atomo ti senti grande, immenso, in grado di manipolare, di gestire, di offendere, di distruggere. Guardi il cielo e soffri improvvisamente di vertigini, come se ti trovassi sospeso su un filo e sotto di te c’è il vuoto. Lascio uscire la mia anima, volo in alto, vedo il mio corpo con la faccia rivolta verso il nulla diventare sempre più piccolo, ancora più in alto, la Terra è diventata una palla colorata, si allontana, si allontana, si confonde con altri pianeti e le stelle la inghiottiscono. Non la vedo più la Terra, è solo un puntino, come tanti altri. Continuo a volare in alto, o in basso, o di lato, chissà. Atterro non so dove, mi guardo intorno: c’è qualcuno laggiù, sdraiato per terra. Fissa il cielo e non vede altro che miliardi di stelle, puntini insignificanti.