Archive from dicembre, 2009
Dic 29, 2009 - Parliamo di scrittura    11 Comments

Corso di Scrittura Creativa

Martedì 5 gennaio 2010, alle ore 21, ci sarà una riunione aperta a tutti coloro che sono interessati ad iscriversi al nuovo corso di Scrittura Creativa tenuto da Sergio Consani, scrittore e sceneggiatore. La riunione è alla Baracchina Rossa, in Viale Italia 106, Livorno. Parleremo del programma che avrà la durata di quattro mesi, con lezioni settimanali di due ore ciascuna. Ogni martedì sera, dalle 21 alle 23, saremo nel locale al primo piano della Baracchina Rossa. Per info: sergioconsani@alice.it Cell. 338/2170128 oppure chiedere informazioni a Luca Bernini se vi trovate a passare dalla Baracchina.scrittura-lettera_~szo0432.jpg
Dic 21, 2009 - libri e fumetti    12 Comments

IL NODO n. 2

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Il 24 dicembre esce il secondo numero de IL NODO, la fotostoria a colori girata a Livorno, dal titolo “Sesto senso”. In tutte le edicole della città.
Gli attori sono della Scuola Teatrale Vertigo di Marco Conte, mia la sceneggiatura, fotografia di Roberto Onorati, grafica di Sandra Milella, Edizioni Il Quadrifoglio di Carlo Quercioli. Gli attori: Silvia Signori, Emilio Raspollini, Riccardo Ricci, Cristina Di Salvador, Alessandro Brondi, Piergino Soriani. Il gatto, che ha rubato la copertina, si chiama Amelia. Per ordinare i numeri precedenti o inserire la pubblicità sui prossimi numeri scrivere a ediquad@tin.it
Dic 19, 2009 - blog life    21 Comments

L’albero di Natale

Quando ero bambino era il presepe a rappresentare maggiormente il Natale, e l’albero non era ancora quel simbolo che oggi troviamo in tutte le nostre case. Ma quest’anno, per la prima volta in vita mia, la mia casa non ha l’albero di Natale. Tutte quelle palline colorate, le luci, la neve e i nastri di mille colori sono una delizia per i bambini, così come i regali che troveranno sotto l’albero. Per loro è un gioco aiutare i genitori a sistemare le decorazioni, e poi una bella attesa prima di scartare i regali. L’albero di Natale è per i bambini. L’albero di Natale è per le famiglie che ancora sono unite. L’albero di Natale è gioia e serenità. L’albero di Natale non è per me. I miei figli sono lontani, i miei genitori non ci sono più. Non voglio e non faccio regali quest’anno. Vorrei solo un regalo, ma non dipende da me, e spero non rimanga solo un sogno. Un unico regalo mi farebbe felice, come un pezzo di pane farebbe felice un bambino affamato dell’Africa nera, o come una brocca d’acqua fresca renderebbe ebbro di gioia un altro bambino che vive ai margini del deserto. Le luci dell’albero di Natale mi rattristano. Ricordo le facce dei miei figli quando erano piccoli, sorridenti davanti all’albero illuminato. Ora sono grandi, lontani. Ed è a loro che auguro un bel Natale, a loro lascio tutto il mio amore di padre, come se fosse il più bel regalo del mondo.

Dic 8, 2009 - blog life    24 Comments

Destino

Il cane schizzò fuori dal lato della strada. Rocco lo vide e schiacciò il pedale del freno con tutta la forza che aveva. Vide il cane fermarsi, terrorizzato, proprio davanti al muso della macchina per poi sparire alla sua vista. Poi un tonfo sordo e forte. Rimase stordito per alcuni secondi, senza rendersi subito conto che quel rumore non poteva averlo provocato il cane urtando la parte anteriore della sua Pegeout. Si massaggiò il collo con la mano destra, poi realizzò che la sua frenata brusca non aveva dato il tempo a chi lo seguiva di fermarsi. Qualcuno lo aveva tamponato. Slacciò la cintura di sicurezza e prima di aprire la portiera lanciò uno sguardo davanti, ma oltre il cofano vedeva solo la strada bagnata e nessuna traccia del cane; poi si voltò per vedere, attraverso il lunotto posteriore, chi lo avesse tamponato. Un’auto, chiara, non troppo grande, di cui non si distingueva il colore né chi vi fosse all’interno era appiccicata come un francobollo alla parte posteriore della sua Pegeout.

Aprì la portiera continuando a massaggiarsi il collo che gli doleva, scese, e una ventata fredda lo scosse, facendolo tornare lucido all’improvviso. Vide che all’interno dell’utilitaria c’era una donna, che però non si decideva a scendere. Pensò che si fosse fatta male, o che fosse svenuta. Voleva vedere che fine avesse fatto il cane, ma decise che in quel momento era più giusto sincerarsi delle condizioni della donna. Fece due passi verso la piccola auto che ora vedeva bene, una Ford che le luci fioche della strada ne alteravano il colore. Sembrava fucsia, no, forse rosa, o celeste chiaro. Notò che la donna stava armeggiando per slacciare la cintura di sicurezza, si avvicinò fino a portarsi all’altezza del finestrino laterale dalla parte della guida. Era una ragazza, o meglio, una giovane donna, sui trent’anni, o forse più, con i capelli biondi corti e un po’ spettinati. Indossava abiti scuri e di lei vedeva solo il profilo: un naso regolare e le labbra carnose. Rocco battè leggermente con le nocche sul finestrino, un paio di volte, come a farle notare che lui era lì e che tutto andava bene. La ragazza si voltò verso di lui e, sebbene la luce fosse scarsa, la luminosità di quegli occhi avrebbe potuto sfidare le tenebre più profonde. Non riusciva a distinguerne il colore, ma poco importava se fossero verdi, o blu o castani: era quel luccichio intenso che passava il muro di tutti i colori dell’arcobaleno che gli aveva afferrato l’anima. E non c’era più via di ritorno.