Archive from marzo, 2009
Mar 31, 2009 - blog life    31 Comments

E allora parliamo di uomini, no?

Uomini.jpgCi siamo scontrati sugli omosessuali nel post precedente, la terza sessualità, come la chiamo io, cosa che invece è considerata, per altri, una malattia. E allora adesso parliamo di noi uomini. Vediamo il punto di vista delle donne nei nostri confronti, e degli stessi uomini che tentano di analizzarsi. A voi la parola. Anticipo il prossimo post: parleremo delle donne. Ovvio, no?

Mar 26, 2009 - blog life    55 Comments

E rabbia fu…

Rabbia.jpg
Dagli ultimi post che ho scritto è venuto fuori ciò che temevo: la rabbia di quasi tutti coloro che hanno risposto. Certo, è vero, ho parlato di infibulazione, di medici che dovrebbero denunciare i clandestini, di stupri, del peggio del peggio, insomma. Rabbia. Chi vuole la pena di morte, chi vorrebbe tagliare il pene agli stupratori, chi vorrebbe sparare sui barconi dei clandestini. Rabbia. In parte giustificata. E questa rabbia è una reazione all’impotenza dello Stato, di coloro che dovrebbero proteggerci, dei giudici che amministrano la giustizia, del sistema che non funziona, della società alla sbando. No, non è con la rabbia che risolveremo la situazione. Non esistono però gli ingredienti per sanare le piaghe che ci assillano, ci resta solo la speranza che ogni singolo ragioni, e che si avvicini a un altro per farlo ragionare, che a sua volta ne avvicina altri due per farli ragionare. Uniti si vince, o almeno si può tentare di vincere. Dimentichiamo la rabbia. Sì, anch’io sono arrabbiato, e questo non mi va bene.
Mar 21, 2009 - blog life    22 Comments

I medici livornesi e i clandestini

Riporto con molto piacere una lettera che Eliano Mariotti, Presidente dell’Ordine, ha scritto per Il Tirreno:

Il Consiglio provinciale dell’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri di Livorno esprime forte disagio e dissenso per i contenuti presenti nell’emendamento al decreto legge n. 733 in merito alla possibilità di denuncia, in occasione di prestazioni sanitarie, di immigrati non in regola con i permessi di soggiorno. In particolare ritiene che tale procedura, oltre ad essere in netto contrasto con il giuramento professionale nel quale il medico si impegna ad esercitare la professione senza discriminazioni di etnia, religione, ideologia, sesso, ecc. è in contrapposizione con gli articoli 3, 5, 10 del codice deontologico che prevedono la tutela della salute del singolo e della collettività e la necessità di mantenere il segreto professionale, elemento basilare nella professione medica. Pertanto l’ordine dei medici si pone a tutela e salvaguardia del codice deontologico e si dichiara pronto ad intervenire in ogni caso in cui si ricorra in una violazione dello stesso.

Ecco, una lettera che mi pare degna di nota. E’ vero: il medico deve curare senza guardare se l’ammalato è nero, bianco, immigrato, clandestino, australiano, romeno, albanese, musulmano, cristiano. A voi la parola, bloggers.

Mar 18, 2009 - blog life    27 Comments

Castrazione chimica

Dunque la Lega propone la castrazione chimica per gli stupratori. Un emendamento al decreto legge antistupri della Lega, in discussione alla Camera, prevede che chi si sottopone di sua spontanea volontà alla castrazione chimica otterrà nuovamente i benefici di legge. Ora io dico, lo stupro è davvero qualcosa di inaccettabile, di doloroso per chi lo subisce, di condannabile senza alcun dubbio e quindi, chi compie questi atti, deve essere punito. Con il carcere, con il carcere duro. Ma signori… non torniamo ai tempi del Medioevo per favore. A caldo sarei capace di uccidere chi facesse del male ai miei figli, ma poi la ragione deve prendere il sopravvento. Il problema maggiore è che è inutile rendere più dure le condanne: basterebbe che le pene stabilite dalla legge fossero rispettate. E’ diventato un luogo comune ormai dire che ogni volta che qualche delinquente viene preso, alla fine poi non sconterà mai gli anni di prigione che gli vengono inflitti. E i delinquenti lo sanno. Di conseguenza “si sentono in diritto” di compiere atti aberranti, tanto poi, dopo un mese è già fuori. Ecco, la castrazione non serve, basterebbe solo che se qualcuno viene condannato a dieci anni, si faccia i dieci anni per intero. Senza sconti. Ogni tanto la Lega la fa fuori dal vaso, come si dice in Toscana. Dulcis in fundo, la Lega, con un altro emendamento, vorrebbe istituire volantini con su la scritta “wanted”, con l’identikit dello stupratore. Dico io… ma dove siamo? Nel Far West? Stupratori in galera! Semmai buttiamo via la chiave…

Mar 16, 2009 - musica    5 Comments

Il Jazzin’ in Blue Jeans Quartet al Cinema Teatro Lux di Pisa

Piano.jpgSabato 21 marzo sarò con il mio gruppo, il Jazzin’ in Blue Jeans Quartet, al Cinema Teatro Lux di Pisa. Apriamo una rassegna musicale ben organizzata dal Lux e patrocinata dal Comune di Pisa. “Lux Unplugged” si chiama questa seconda stagione dedicata alla musica in acustico, o perlomeno non troppo invasiva, dove lo spettatore potrà gustarsi suoni e voce. Lo spettacolo inizierà alle 21,30, l’ingresso sarà di € 8,00 e per info e prevendita potete contattare il Teatro stesso: info@cinemateatrolux.it Il telefono è 050/830943. Il programma del “Lux Unplugged”: sabato 28 marzo “Marta sui Tubi”; sabato 4 aprile “Andy Gravish and The Italian Jazz Friends 4tet”; sabato 18 aprile “Le attese di un puntuale”; 25 aprile “Chiasso Mozzo”. Vi aspettiamo e fateci fare una bella figura!

Mar 15, 2009 - blog life    46 Comments

Infibulazione

Infibulazione.jpgL’infibulazione delle ragazze consiste in un operazione chirurgica dove viene tolto un parte dell’organo sessuale della donna; può consistere nell’asportazione delle “grandi e piccole labbra” vaginali e il clitoride e poi cucire il resto lasciando un piccolissimo foro, che non permette neanche l’ingresso di un fiammifero; tuttora, l’operazione viene praticata secondo tre tipi diversi.

 

Al momento della “cerimonia” le ragazzine più grandi non devono gridare: sarebbe una prova negativa, farebbero vergognare i loro genitori.”Se piangi non sei degna di tuo padre”, cantano le donne del villaggio. All’uscita le piccole trovano i tam tam ad accoglierle: è una festa. “Se non sei escissa non hai amici, non hai diritto a farti corteggiare da nessun ragazzo, non puoi comportarti da donna”. Sette giorni per rimarginare la ferita, altrimenti si va in ospedale. Se si sopravvive in quella stanzetta buia, lontane da casa, spesso lontane dai genitori, dopo essere state tagliate con un coltellino arrugginito senza nessuna anestesia.

 

Ma cosa si intende esattamente per “mutilazioni genitali”? Il termine si riferisce alla rimozione di parte o di tutto l’organo genitale femminile. La forma più grave è l’infibulazione, conosciuta anche come “circoncisione faraonica”, riguardante circa il 15% di tutte le mutilazioni genitali in Africa. La procedura prevede la clitoridectomia (rimozione del clitoride), l’escissione (rimozione delle piccole labbra), e il taglio della grandi labbra per creare due superfici lisce che vengono poi cucite per coprire la vagina. Viene lasciato solo un piccolo foro per l’urina e il flusso mestruale. Altre forme (leggermente meno gravi) di mutilazione sono la sunna (“tradizione”, in arabo) che consiste nella rimozione del cappuccio del clitoride e la tahara (“purificazione”), con la quale vengono rimossi il clitoride e le labbra adiacenti.

Effetti fisici e psicologici

Le mutilazioni genitali possono anche rivelarsi mortali. Spesso si verificano infezioni ai genitali e alle aree circostanti. Frequenti sono anche setticemia, shock emorragico e ritenzione delle urine. L’infibulazione è spesso praticata in condizioni sanitarie pessime. Vengono usati coltelli, rasoi, pezzi di vetro. Quasi nessuno ricorre all’ospedale. Altissimo è il rischio di trasmettere il virus dell’epatite o dell’HIV. L’infibulazione provoca spesso la frigidità sessuale o comunque notevoli problemi di carattere psicologico, spesso irreparabili. Fatti normali come il ciclo mestruale si trasformano in un vero incubo. I rapporti sessuali sono dolorosissimi e le gravidanze una vera e propria tortura.

 

(estrapolato da un articolo di Antonello Sacchetti e da un’analisi sull’infibulazione del Dr. Hamid Al-Bashir Ibrahim)

 

A noi tutti bloggers la possibilità di commentare ciò che ancora viene praticato in Sudan, Somalia ed altri Stati africani. Una ex modella, bellissima, di nome Waris Dirie, da anni lotta contro l’abrogazione di questo”rito religioso”, per salvaguardare la salute fisica e psicologica delle donne. Pensare che molte donne di quei Paesi, di una certa età, sono convinte che l’infibulazione sia cosa giusta. Anche qualche secolo fa alcuni pensavano che l’Inquisizione fosse cosa giusta. Solo che adesso siamo nel 2009.

Chi ha un profilo su Facebook, può iscriversi ad un gruppo che parla proprio dell’infibulazione e combatterla.

Sergio

Mar 13, 2009 - blog life    15 Comments

Le regole

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Le regole determinano l’etica da seguire e chissà quante persone hanno seguito la logica delle regole per raggiungere la Fede. Tutte le religioni hanno regole, dettate da princìpi inconfutabili: regole spesso partorite da uomini senza scrupoli per trarne vantaggio o nate da culture che avevano la necessità di sottostare a determinate discipline.

Però non sempre le regole sono state o sono negative e distruttive: molte hanno la capacità di debellare l’aggressività, l’impulsività, l’inattività.

Personalmente odio le regole, ma capisco che non possono non esistere, che l’uomo ha bisogno di punti di riferimento, di certezze, di appigli per non cadere nel vuoto.

Le odio perché molte di esse sono ingiuste, inconcepibili e inaccettabili, dure, illogiche.

Quando ero bambino sentivo che molte delle regole che mi gravitavano intorno non potevano essere accettate; la mia essenza era ancora troppo acerba, ma ero lungimirante abbastanza per guardare un po’ più in là del mio naso. Mi ricordo il libro di religione di mia sorella: mi divertivo a sfogliare i suoi libri quando ancora non sapevo leggere o conoscevo appena l’alfabeto. Bene, c’erano delle figure su quel libro che rappresentavano il Paradiso, il Purgatorio e l’Inferno. La cosa che mi colpì maggiormente fu l’Inferno: il Diavolo, disegnato nel più classico dei modi, metà uomo metà animale, le corna, lo sguardo cattivo, coperto da una disgustosa peluria, aveva in mano un forcone con il quale spingeva sadicamente degli sventurati in una fossa. Da questa fossa usciva il fuoco, i cattivi bruciavano, il Diavolo sorrideva, una lunga fila di anime cattive aspettava il proprio turno per essere gettata nell’eterno fuoco infernale. Se ancor oggi, a distanza di tanti anni, ho in mente questa raffigurazione dell’eterna punizione ai nostri mali, vuol dire che certe regole sono rimaste indelebili nella mia mente. Ma non le accetto.

Mar 12, 2009 - blog life    7 Comments

Un compleanno speciale…

Auguri.jpg

Oggi è un compleanno speciale. È quello di mia figlia. Venti anni. Il suo nome fu scelto perché ha una storia, è un nome che non invecchierà mai, classico, armonioso, che anche un poeta ha decantato in una sua poesia. Silvia. E a lei faccio gli auguri per i suoi anni, per quelli vissuti in serenità e quelli più dolorosi. Sì, perché anche i giovani hanno le loro sofferenze, e spesso gli adulti sottovalutano i loro problemi. Ma la sofferenza di un ventenne o di un quindicenne è la stessa di un settantenne, il cuore, se si parla d’amore, batte allo stesso modo, e se si parla di dolore non è l’esperienza o la vecchiaia a doverci far dire che un giovane soffre meno e che tutto passerà. La sua infanzia l’ho vissuta, le ho regalato il mio senso dell’umorismo, le mie battute, il mio tempo sulla playstation, i cartoni animati guardati insieme su un divano, il gioco nei parchi, le passeggiate in bicicletta, i compiti per la scuola. Le ho dato l’amore, quello che un padre sente per una figlia. Sempre troppo poco, forse. Poi il destino ha voluto che la famiglia non esistesse più, che la separazione tra moglie e marito diventasse una linea di confine. E ho continuato ad amare mia figlia, con tanto dolore, perché una separazione non fai mai bene a nessuno, meno che mai ai figli. Inutile che oggi si dica… ma tanto ormai i figli sono abituati a questo genere di cose, la società è cambiata. È vero, è cambiata, ma i figli, anche se siamo in “un’era moderna”, del distacco dal padre e una madre che si separano, ne soffrono, sempre. Ed è così che nascono mille incomprensioni, probabilmente senza avere mai la possibilità di chiarire fino in fondo le cause. Ma io continuerò ad amare mia figlia come quando era bambina e mi saltava all’improvviso sulle spalle, o mi veniva incontro correndo quando mi vedeva appena uscita da scuola. La amerò nel bene e nel male, anche se mi offendesse, se mi trattasse male, se mi uccidesse. La amerò sempre e per sempre. Tanti auguri, Kikki… come regalo potrei mandarti una lacrima, che vale più di un paio di jeans alla moda o un paio di occhiali griffati.

Mar 10, 2009 - blog life    11 Comments

Loyos Isztoika e Karol Racz

Karol e il biondino. Accusati di stupro. Ormai tutti li conoscono, le loro foto e i filmati sono apparsi decine di volte sui telegiornali. Loyos ritratta, Karol si ritiene innocente. C’è qualcosa che non torna in tutta questa storia. A detta del biondino, pare che la confessione gliel’abbiano estorta con la forza la polizia italiana e quella romena. Non ci credo. Ma non perché ritengo i poliziotti (di qualsiasi Paese) puri e lindi come i santi, ma solo perché per estorcere una simile confessione avrebbero dovuto ricorrere alla tortura, come nel Medioevo, e non con qualche pugno ben assestato. Sì, certo, i cazzotti non fanno bene a nessuno, ma sono convinto che se io stesso fossi accusato di un omicidio che non ho commesso, non credo che confesserei tanto facilmente qualcosa che non ho fatto. Forse lo farei con i vecchi strumenti di tortura, ferri arroventati, sedie con chiodi che ti si conficcano nel sedere, estirpazione di unghie. Ecco, sì, probabilmente confesserei. C’è qualcosa che non torna, quindi. Ma non sarà che gli avvocati difensori, con la loro astuzia, ad un certo punto sono loro stessi a consigliare all’assistito di ritrattare per seguire poi vie legali più complicate ma che fanno venire dubbi sugli accusati? Chissà perché, spesso, le cose si complicano improvvisamente, e il fatto che i due ragazzini innamorati li abbiano riconosciuti non valga più. C’è la storia del DNA. Mah! Mistero. Ma sia chiaro: non condanniamo nessuno se non abbiamo prove certe, perché è meglio un colpevole fuori, che un innocente dentro.

Mar 9, 2009 - blog life    9 Comments

Per mio padre

9 marzo 1987. Mio padre è morto durante un’operazione chirurgica, e io ero su quel treno che da Roma mi portava a Firenze, all’ospedale di Scandicci. Sapevo che era già in sala operatoria, ma durante le prime due ore del viaggio ero tranquillo, sentivo che tutto sarebbe andato bene. Il rumore del treno, come sempre, cullava i miei pensieri, mi faceva tornare bambino, come sempre, rassicurava la mia mente, come sempre. Ma con il passare dei minuti, il rumore che fino a quel momento sembrava darmi la spinta verso un sano ottimismo, iniziò a farsi cupo e minaccioso. Eppure quella mattina c’era il sole, si sentiva già la primavera, la vita che iniziava nuovamente un altro ciclo eterno. No, non c’era più l’ottimismo che mi accarezza sempre in ogni situazione; al suo posto era subentrato con la forza il senso del disagio. E non era impossibile da decifrare. Qualcosa non andava per il verso giusto, ne ero sicuro ormai. Quando arrivai all’ospedale mio padre era morto da pochissimi minuti, dieci, cinque, forse due. Mia madre e mia sorella erano già lì, da più di tre ore, l’avevano salutato, avevano raccolto il suo ultimo sorriso, un sorriso ottimista, come il mio. Io invece non avevo potuto abbracciarlo, non avevo potuto dirgli che gli volevo bene. E quante cose avrei voluto confessargli e chiedergli prima che morisse. E invece tutto è rimasto strozzato nella mia gola, solo perché si pensa che un padre e una madre siano immortali, che non ci abbandoneranno mai, che non moriranno mai. E invece muiono anche loro. Ho pianto, per ore, senza sosta. E oggi, a distanza di così tanti anni, penso a lui come la persona più buona che abbia mai conosciuto, nonostante il suo carattere a volte un po’ burbero, la sua sana severità. Lo so che mi voleva bene, ma anche lui sapeva che anch’io gliene volevo, molto. Però volevo parlargli di più, chiedergli di più della sua vita, andare nel profondo della sua anima. Non ce l’ho fatta, non ne ho avuto il tempo. Con mia madre invece è stato diverso: memore dell’esperienza vissuta, mia madre l’ho vista morire, le ho raccontato tutto di me e lei di se stessa. L’ho baciata e abbracciata prima che morisse.

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